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Il Tavoliere della Capitanata, la più gran pianura italiana dopo la Padania, è un immenso campo di pregiato grano duro. Il resto, la Terra di Bari e la Terra d'Otranto, ulivi, orti, frutteti, vigne.

Fioriscono a primavera i mandorli, il fico tortuoso segna il paesaggio assolato. Una gran terra agricola (non più pastorale, come quando scendevano le greggi dalla montagna d'Abruzzo), officina verde.

Il paesaggio agrario, la realtà economica non è quasi mai una motivazione al viaggio.
Allora perché venire in Puglia?
Per il mare, il sole e altro. Il mare d'inenarrabili coste di rocce, spiagge, acque calde e trasparenti; il sole alto, in un cielo tanto spesso senza nubi, il sole che abbacina sul latte di calce dei muri dei paesi, disegna le ombre mutevoli degli oliveti, caldo sulla pelle, illusoriamente smorzato dalla brezza del mare.

L'"altro" ha uguale fascino. Quattro temi: il Gargano, la Gravina, il romanico e il trullo.
Penisola della penisola, il Gargano è una silloge entusiasmante di monte, silente foresta, paesi ingrumati, vestigia rare, rocce aeree sul mare. La Gravina è il burrone che talvolta spacca gli Altopiani calcarei murgiani: a Gravina in Puglia, a Massacra e altrove, sforacchiata da grotte, è stata nel primo Medioevo intensamente utilizzata per ricavarne abitazioni trogloditiche, oratori, celle monastiche, chiesette ipogee che, anche per gli affreschi d'impronta bizantina, costituiscono un capitolo singolare e raro del patrimonio d'arte italiana.

Romanico pugliese è quasi un'espressione di comodo per individuare, nella ricchissima tradizione artistica locale, quel sorprendente momento in cui si trassero di questa terra di pietra, per il rimescolarsi di complicatissime influenze e retaggi (romani, bizantini, arabi, lombardi, settentrionali), un'architettura di cattedrali e castelli di cui non si cessa di esplorare l'intelligente varietà di spazi geniali e robusti è una scultura di formidabile vigoria (non è un caso che, nei documenti, Nicola Pisano compie come "de Apulia", fosse pugliese emigrato).

Il momento creativo si prolunga nel gotico (che tale si deve dire, almeno per cronologia, di Castel del Monte federiciano) e si rinnova ancora una volta nel fantasioso "barocco leccese".

Il trullo, la costruzione a falsa volta di lastre di calcare che caratterizza una parte della Murgia, e ben più che una curiosità edilizia in questa regione di vocazione architettonica: è il riassunto dell'antico rapporto con l'ambiente, sa della fatica dei campi sgombrati a palmo a palmo dalle pietre, dei frutti della terra fatti nascere dalla zolla protetta da innumerevoli muri a secco, dalla tenacia, perdurante, di un passato sofferto di cui contempliamo il fiore.

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